Il codice oggi costa meno. Capire cosa serve, no.

Un'indagine su clienti di una piattaforma AI rileva che un titolare di piccola impresa su tre si è costruito il software da solo. Il prezzo dello sviluppo è crollato, il costo di capire cosa serve no. E nelle aziende girano già strumenti che nessuno ha approvato.

Il codice non costa più niente. Capire cosa serve, sì

Il 3 agosto 2026 Emergent, una piattaforma di sviluppo software assistito dall’AI, ha pubblicato un indice sul software su misura nelle piccole imprese. Il dato che ha fatto il giro delle testate di settore: negli USA (quindi non in Italia, ma può essere un indizio precursore) un titolare su tre ha costruito da sé uno strumento software per risolvere un problema operativo che nessun prodotto commerciale copriva. L’indagine si basa su 300 interviste strutturate e su oltre 50.000 applicazioni già pubblicate sulla piattaforma.

Questo ci dice una cosa vera e utile: c’è una domanda insoddisfatta. Ci sono migliaia di titolari che avevano un’esigenza precisa, non hanno trovato risposta a un prezzo sensato, e si sono arrangiati. Non sono ingenui. Hanno fatto la cosa razionale.

Il punto è cosa succede dopo.

L’ostacolo che è caduto era il prezzo

Nello stesso indice, il motivo citato più spesso per non aver fatto sviluppare il software da un’agenzia è il costo: un preventivo mediano intorno ai 20.000 dollari per un progetto custom di base, con punte da 100.000 e tempi superiori all’anno. In Italia le cifre che circolano sono dello stesso ordine di grandezza.

Questi numeri, per molte micro e piccole imprese, sono una porta chiusa. Un gestionale su misura da qualche decina di migliaia di euro non entra nel budget di un’azienda da cinque o dieci persone che sta cercando di risolvere un’inefficienza o un fastidio, non di rifondare i propri processi.

Oggi quella porta si è aperta, e non perché le agenzie abbiano abbassato i prezzi. Si è aperta perché scrivere codice funzionante è diventato drasticamente più economico. Un impiegato competente (ripetiamolo: competente), con uno strumento AI e un pomeriggio libero, mette insieme qualcosa che gira.

Qui però va fatta una distinzione che quasi nessuno fa, ed è il cuore della questione. Il prezzo di un progetto software non è il prezzo del codice. È il prezzo di tre cose messe insieme: capire cosa serve, scriverlo, tenerlo in piedi. L’AI ha ridotto in modo enorme la seconda voce. Sulla prima e sulla terza non ha spostato quasi niente.

Il lavoro difficile viene prima di aprire l’editor

Noi di Gigamind facciamo gestionali su misura per PMI da anni, e la parte in cui i progetti si perdono non è mai stata la scrittura del software. È quella prima (e a volte quella dopo).

Un esempio concreto, di quelli che capitano davvero. Un’azienda chiede uno strumento per gestire le commesse, perché il file Excel condiviso è diventato ingestibile. Sembra una richiesta chiara. Poi si va a vedere come funziona il lavoro e si scopre che quel file lo aggiornano tre persone con logiche diverse, che due tipi di commessa seguono percorsi di approvazione differenti e nessuno lo aveva mai messo per iscritto, e che il vero problema non è la gestione delle commesse ma il fatto che l’ufficio acquisti scopre le esigenze con due settimane di ritardo.

Se si parte a costruire dalla richiesta iniziale, si ottiene un’applicazione che funziona benissimo e non risolve il problema. Chi l’ha costruita ha lavorato bene. Ha lavorato bene sulla cosa sbagliata.

Questo è il rischio nuovo. Prima, il costo alto dello sviluppo imponeva una pausa: nessuno tirava fuori quarantamila euro senza prima ragionare. Era un freno costoso e fastidioso, ma era un freno. Adesso quel freno non c’è più. Si può costruire in fretta, e quindi si può sbagliare in fretta, e si può sbagliare più volte prima di accorgersene.

Il software che gira in azienda e nessuno ha deciso

C’è un secondo effetto, e riguarda soprattutto le aziende dai trenta dipendenti in su.

Retool, nel suo report Build vs. Buy 2026 su oltre 800 professionisti, rileva che il 60% degli intervistati ha rilasciato software senza l’approvazione dell’IT nell’ultimo anno. Sempre nello stesso report, il 35% delle aziende ha già sostituito almeno uno strumento in abbonamento con software costruito internamente, e il 78% prevede di costruirne di più.

Nel mondo delle grandi aziende quel 60% ha un nome preciso: shadow IT. Software che gira sui processi aziendali senza che nessuno sappia che esiste. Nelle PMI il fenomeno non ha un nome, ma c’è, ed è meno visibile perché non c’è un reparto IT che se ne accorga. Spesso sono i titolari a mettere le mani direttamente sul codice (magari scritto in precedenza da un fornitore) utilizzando strumenti AI.

Qui il tema diventa la sicurezza, e i numeri non sono rassicuranti. Una scansione di Escape.tech su oltre 1.400 applicazioni in produzione sviluppate con questi strumenti ha rilevato problemi di sicurezza nel 65% dei casi e almeno una vulnerabilità critica nel 58%, con oltre 400 credenziali esposte e 175 casi di dati personali esposti, tra cui coordinate bancarie. Il dato è ripreso in una nota di ricerca della Cloud Security Alliance di marzo 2026.

È un numero che va letto bene: non dice che l’AI scrive codice pericoloso per natura. Dice che quando si costruisce e si pubblica senza che nessuno si occupi della parte noiosa (dove stanno le chiavi di accesso, chi può leggere cosa, cosa è esposto su internet, come va manutenuto nel corso del tempo) le applicazioni finiscono in produzione con buchi aperti. È una questione di processo, non di strumento.

Sempre nell’indice Emergent: una app su quattro tra quelle censite incassa pagamenti direttamente, una su tre invia email transazionali, una su tre gira su un dominio proprio. Sono dati di piattaforma, autodichiarati, ma indicano una direzione: questi strumenti non restano dentro l’azienda. Toccano clienti, denaro e dati personali. Cioè il perimetro in cui gli errori si pagano, e in cui il GDPR non fa distinzioni fra un’applicazione sviluppata da un fornitore e una messa insieme da un collaboratore in un pomeriggio.

Due cose da fare, nell’ordine

Non serve vietare niente. Vietare non funziona: quelle persone stanno risolvendo problemi reali che nessun altro ha risolto per loro.

Serve fare due cose.

La prima costa solo tempo: l’inventario. Un elenco di tutti gli strumenti fatti in casa già in uso, con quattro colonne. Chi l’ha costruito. Quali dati tocca. Chi sa metterci le mani se si rompe. Cosa succede al lavoro se domani non funziona. Nella maggior parte delle aziende questo elenco non esiste, e la prima volta che lo si compila salta fuori qualcosa che nessuno sapeva.

La seconda è tracciare un confine, per iscritto e in una riga. Da un lato quello che può nascere internamente: strumenti a uso interno, senza dati personali sensibili, senza pagamenti, dove il peggio che può accadere è che qualcuno torni a lavorare come prima. Dall’altro quello che passa da un’analisi vera e da uno sviluppo presidiato: tutto ciò che tocca clienti, denaro o dati personali.

Il software commerciale, per chiudere, non è finito. Copre male alcune esigenze molto specifiche, ed è esattamente su quelle che nascono gli strumenti fatti in casa. Zylo, nel suo indice sulla gestione degli abbonamenti software 2026, rileva che le organizzazioni usano il 54,4% delle licenze che pagano, un dato riferito ad aziende medio-grandi. Anche qui la lettura utile non è "il software in abbonamento è uno spreco", ma "nessuno ha guardato a cosa serviva davvero".

È sempre la stessa storia, ed è il punto che regge tutto. L’ostacolo che ha tenuto ferme le piccole imprese per anni era il prezzo del codice, e quel prezzo è crollato. Il costo di capire cosa serve non è crollato, perché quel lavoro è fatto di conversazioni con le persone che fanno il lavoro, di processi da mettere per iscritto, di decisioni su cosa non fare. È rimasto umano, ed è rimasto la parte che decide se un progetto software serve a qualcosa.

Fonti

  1. Emergent, https://smb-report.emergent.sh/ (3 Agosto 2026)
  2. Retool, https://www.businesswire.com/news/home/20260217548274/en/Retools-2026-Build-vs.-Buy-Report-Reveals-35-of-Enterprises-Have-Already-Replaced-SaaS-With-Custom-Software (17 Febbraio 2026)
  3. Cloud Security Alliance, https://labs.cloudsecurityalliance.org/wp-content/uploads/2026/03/CSA_research_note_AI_generated_code_security_vibe_coding_20260331-csa-styled.pdf

Mattia Zanin, Founder di Gigamind