Landing page e conversioni
Questo servizio è per chi ha già visite e poche richieste. Toglie il problema più caro e meno visibile di tutti: le persone che arrivano, guardano e se ne vanno senza lasciare traccia, dopo che avete pagato per portarle lì. Restano pagine costruite per far compiere una sola azione, la misura di quante persone la compiono, e l’elenco delle ragioni per cui le altre rinunciano.
Una landing page non racconta l’azienda: accompagna una decisione cominciata altrove. Il lavoro sulle conversioni viene subito dopo, ed è il pezzo che quasi nessuno tocca, perché da fuori non si vede.
Si paga per farli arrivare, e li si perde nell’ultimo metro
Quasi tutta la spesa in visibilità finisce prima dell’ultimo passo. Si paga per farsi trovare, si paga per farsi conoscere, e poi la persona arriva su una pagina che le chiede di fare qualcosa senza averla convinta, e se ne va. Quel momento non lascia traccia: nessuno vi scrive per dirvi che non aveva capito il prezzo.
È anche il punto in cui il denaro si moltiplica più in fretta. Se su cento visite oggi due diventano richieste e domani ne diventano quattro, avete raddoppiato i contatti senza spendere un euro in più di pubblicità.
Il caso peggiore è chi ha alzato il budget pubblicitario per compensare una pagina che non converte: sta pagando due volte lo stesso problema.
Prima dove si perdono le persone, poi le pagine
Il primo risultato è una diagnosi: dove si perdono le persone, quantificato passaggio per passaggio. Senza quel dato ogni intervento è un’opinione, compresa la nostra.
Poi le pagine.
- La struttura, cioè l’ordine in cui le informazioni compaiono: la parte che incide di più e quella a cui si guarda di meno.
- I testi, costruiti sulle obiezioni reali: prezzo, tempi, garanzie, che cosa succede dopo l’invio. Dove la voce dev’essere più curata si passa dal copywriting.
- Le prove: quello che rende credibile la promessa, dalle referenze a ciò che si può mostrare.
- Il modulo, ripensato campo per campo. Ogni campo in più è una persona in meno.
- Le varianti da confrontare, dove il traffico basta a distinguere un miglioramento da una coincidenza.
Questa pagina è la prima prova, le altre si possono aprire
Questa pagina è costruita con lo stesso criterio che vi stiamo vendendo: una promessa in apertura, le obiezioni affrontate prima che diventino dubbi, una sola azione in fondo. Potete giudicarla mentre la leggete, ed è il motivo per cui non ci trovate superlativi.
Poi ci sono le case history in portfolio, con il giudizio dei clienti firmato per nome e ruolo. Le più vicine sono VERO Advice, un sito di consulenza costruito per essere essenziale e generare contatti, e Scuola Nautica Loano, dove la richiesta arriva da chi sceglie fra alternative molto simili.
Se volete la versione non filtrata, chiediamo a uno di loro di raccontarvelo direttamente, scegliendo chi partiva da un problema vicino al vostro. La telefonata la prepariamo noi e non ci siamo dentro: la domanda da fargli è che cosa abbiamo sbagliato al primo giro.
Un’ipotesi per volta, dichiarata prima
Si misura prima. Serve sapere quante persone arrivano e dove si fermano, altrimenti dopo non si può dire se è cambiato qualcosa. È una fase breve e non si salta.
Poi si procede per ipotesi scritte: non «rifacciamo la pagina», ma «pensiamo che non inviino perché non capiscono quanto costa, e lo verifichiamo». Una per volta, con un criterio deciso prima su che cosa conta come conferma.
Il numero da guardare non è la percentuale di invii, è il costo per richiesta utile: una pagina che raddoppia i moduli ma riempie il commerciale di contatti fuori bersaglio ha peggiorato la situazione, anche se il grafico sale. Vale soprattutto dove una richiesta impegna una persona per ore, come nell’arredo su misura, nella consulenza o nelle gioiellerie, per citare tre ambiti in cui ci è capitato di lavorare.
Arriva meno gente, e si vede di meno
Due cose sono cambiate insieme, e tirano in direzioni opposte. La prima è chi arriva: con le risposte generate dall’intelligenza artificiale che trattengono una parte del traffico informativo, sulle pagine arrivano meno persone ma più avanti nella decisione. Una pagina che spiega le basi fa perdere tempo a chi quelle basi le ha già: conta rispondere in fretta alle domande che restano, cioè prezzo, tempi, rischio, chi siete.
La seconda è quanto si riesce a vedere. Fra consensi ai cookie e restrizioni dei browser, una parte dei percorsi non è più osservabile e gli strumenti la ricostruiscono per stima. Significa diffidare delle differenze piccole: mezzo punto percentuale, oggi, è quasi sempre rumore.
Il risultato è che si torna a intervenire su cose grandi e verificabili, cioè chiarezza, prova, attrito del modulo e velocità, invece di limare dettagli che nessuna misurazione distingue più.
Serve prima di alzare il budget, non dopo
Serve quando il traffico c’è già e non produce abbastanza: è la condizione in cui il ritorno è più rapido, perché si lavora su persone che state già pagando per portare. Serve anche quando la vendita richiede fiducia: lì la pagina fa un lavoro che nessuna campagna può fare al posto suo.
Non serve se sulla pagina non arriva quasi nessuno: con pochi visitatori nessun confronto è affidabile, e il problema sta a monte, nell’advertising o nella ricerca organica. E non è il primo intervento se ciò che offrite non è chiaro nemmeno a voi: una pagina più efficace renderebbe solo più veloce la corsa nella direzione sbagliata.
Domande frequenti
Quante visite servono per fare un confronto serio?
Dipende da quanto convertite oggi e da quanto è grande il miglioramento che volete riconoscere. Con pochi invii al mese un confronto formale non è praticabile: si interviene su ciò che è evidente e si misura il prima e il dopo su periodi lunghi. È la differenza fra un metodo e un rito.
Quanto costa, e da che cosa dipende?
Da quante pagine servono, da quanto materiale esiste già e dal fatto che si debba costruire la misurazione da zero. Una cifra data al buio è quasi sempre sbagliata.
Quanto tempo chiede alla nostra azienda?
Poco, ma concentrato all’inizio e non delegabile: una o due conversazioni con chi vende, perché le obiezioni vere le conosce solo lui.
Basta una pagina o ne servono diverse?
Di solito diverse, una per ciascun pubblico o promessa. È il motivo per cui la stessa campagna che funziona su un prodotto fallisce su un altro: non è la campagna, è la pagina che parla a tutti e quindi a nessuno.
La landing page sta dentro il nostro sito?
Quasi sempre sì, ed è preferibile: eredita dominio, credibilità e strumenti di misura già in funzione. Se la piattaforma rende difficile costruirla, se ne parla in siti web e piattaforme.
Dobbiamo incontrarvi per fare questo lavoro?
Quasi mai. Servono gli accessi al sito e agli strumenti di misura, il resto si fa a distanza. Siamo a Chieri, alle porte di Torino, e con le aziende vicine un primo incontro aiuta: in una stanza le obiezioni vengono fuori prima.
Il primo controllo è corto: guardiamo dove si fermano le persone sulla pagina che avete già, e di solito salta fuori qualcosa di inatteso. Servono degli accessi, non una trasferta: siamo a Chieri, alle porte di Torino, e qui la distanza incide poco.
Servizi vicini: advertising per portare traffico, analytics e misurazione per misurarlo. Fa parte del percorso Generare richieste. Se preferite una email, i recapiti sono nella pagina contatti.
Venti minuti insieme, senza impegno, per capire quanto vi costa oggi ogni persona che se ne va.
