Questo servizio è per le aziende il cui sito o gestionale è diventato parte del funzionamento quotidiano, e per cui un giorno di fermo significa richieste perse o lavoro bloccato. Quello che resta non è un prodotto: è un numero solo da chiamare quando qualcosa si rompe, e backup che esistono e sono già stati riportati indietro una volta.

Hosting gestito significa che l’infrastruttura non viene soltanto fornita ma tenuta in ordine, dagli aggiornamenti al ripristino. Operiamo da Chieri, poco fuori Torino, e solo per i clienti con cui già lavoriamo su altri fronti.

Un sito lasciato solo si degrada da fermo

Non serve che succeda niente: bastano i mesi. Componenti che invecchiano, versioni che smettono di essere supportate, vulnerabilità scoperte dopo, compatibilità che si rompono fra un aggiornamento e l’altro.

Poi c’è la zona grigia, che costa di più e che nessuno mette in preventivo. Il dominio è registrato da un fornitore, lo spazio è di un altro, il sito lo ha fatto un terzo, i backup non si sa. Quando qualcosa si rompe comincia il giro di telefonate, e il tempo in cui il sito è fermo non lo paga nessuno di loro: lo pagate voi.

Il caso peggiore non è il sito lento. È scoprire, nel momento in cui serve, che il backup non c’era, oppure che c’era ma non si riesce a ripristinare perché nessuno lo aveva mai provato.

Esiste un responsabile, e non ha nessuno a cui passare la telefonata

È il primo risultato, e da solo toglie la parte più costosa del problema: uno solo risponde di dominio, spazio, sistema e ripristino. La zona grigia sparisce.

  • L’infrastruttura, dedicata o virtualizzata secondo il progetto, con ambienti separati per sviluppo, prove e ciò che è in linea.
  • Gli aggiornamenti controllati di sistema, piattaforma e componenti, provati prima di essere applicati.
  • Il monitoraggio continuo di disponibilità, carico e anomalie, e la gestione degli imprevisti.
  • L’irrobustimento dell’ambiente e la riduzione della superficie esposta, con la gestione di accessi e credenziali.
  • I backup, che meritano un discorso a parte.

Le copie sono complete e incrementali, e permettono di tornare indietro a molti momenti diversi. Le conserviamo su cloud separati e isolati dall’hosting principale: se il server viene compromesso, i backup restano intatti.

Le collaborazioni durano, ed è la sola prova che conta qui

Un servizio come questo si giudica sul tempo lungo: le nostre collaborazioni durano oltre cinque anni di media e alcune sono in corso da dieci. In portfolio i clienti raccontano com’è andata con nome e ruolo, per esempio Transeuropa Recording, un sito con una discografia consultabile che sta online e va tenuto aggiornato da anni.

Qui più che altrove vale l’offerta che facciamo a chi sta decidendo: vi mettiamo in contatto con un cliente che ospitiamo da tempo, e gli chiedete voi che cosa succede quando qualcosa si ferma di venerdì sera. È la domanda che separa un fornitore di infrastruttura da un altro, e non conviene che a rispondere siamo noi.

La sicurezza è disciplina più che tecnologia

Gli aggiornamenti si provano su un ambiente separato prima di andare in linea. È la differenza fra un aggiornamento e una scommessa, e non costa quasi niente: costa solo ricordarsene ogni volta.

Sull’architettura di sicurezza e sugli strumenti che usiamo preferiamo non entrare nel dettaglio in pubblico. Non è reticenza commerciale: l’elenco di come è fatta una difesa è la prima cosa che guarda chi vuole aggirarla. Ai clienti che ce lo chiedono lo raccontiamo per intero.

Il resto è ripetizione: ambienti separati, accessi minimi, aggiornamenti regolari, ripristini provati davvero. Le cose che vanno storte quasi mai passano da un attacco sofisticato. Passano da una password condivisa e da un componente fermo da due anni.

Essere piccoli non protegge più

La differenza rispetto a qualche anno fa non è che gli attacchi siano più raffinati. È che sono automatici e indiscriminati. Nessuno sceglie di prendersela con voi: dei programmi setacciano l’intera rete cercando installazioni con una debolezza nota, e la trovano in pochi minuti.

La seconda cosa cambiata è la velocità. Fra il momento in cui una vulnerabilità diventa pubblica e quello in cui viene sfruttata su larga scala passano ore, non settimane. Un ritmo di aggiornamenti trimestrale, prudente dieci anni fa, oggi lascia finestre lunghissime.

La terza riguarda i backup, e spiega l’isolamento. Chi entra oggi cerca prima di tutto le copie di sicurezza, perché sa che un’azienda che può ripristinare non è ricattabile. Un backup sullo stesso server viene cancellato insieme al resto. Tenerlo altrove è ciò che distingue un incidente da un disastro.

Non è mai il primo passo

Ha senso quando esiste già un sistema che vale la pena preservare: se il sito va rifatto, si rifà prima e lo si mette in sicurezza dopo. Serve quando nessuno in azienda ha il tempo di seguire gli aggiornamenti, che è la situazione normale. E serve quando la responsabilità è divisa fra tre fornitori, perché è la condizione in cui, il giorno del guasto, non risponde nessuno.

Non è il servizio giusto se cercate spazio su un server al prezzo più basso: non è quello che facciamo, e sarebbe un fraintendimento che verrebbe fuori al primo problema.

Domande frequenti

Ogni quanto si fanno i backup, e i ripristini sono mai stati provati?

Copie complete più copie incrementali frequenti, così da tornare indietro a momenti diversi e non solo all’ultima notte; la frequenza dipende dal progetto. Sui ripristini la risposta è sì, e la domanda andrebbe fatta a chiunque venda backup: uno mai riportato indietro è un’ipotesi, non una garanzia.

Da che cosa dipende il costo?

Da quanto lavoro deve reggere il sistema e da quanto costa fermarlo. Un sito istituzionale e una piattaforma con ordini che entrano di notte richiedono infrastrutture e sorveglianza diverse. È un canone e non una spesa una tantum, perché il lavoro è continuo per definizione.

Se un domani andiamo altrove restiamo bloccati?

No. Dominio, codice, base dati e backup sono vostri e ve li consegniamo nel formato in cui li teniamo. Un servizio che si difende rendendo difficile andarsene ha già ammesso di non reggere il confronto in altro modo.

Perché lo offrite solo ai vostri clienti?

Perché rispondere della stabilità di un sistema che non conosciamo e non possiamo modificare significherebbe promettere ciò che non siamo in grado di mantenere. Vale per i siti e le piattaforme e per i gestionali su misura che costruiamo: l’hosting, per come lo intendiamo, è una parte del sistema.

Che cosa succede se il sito si ferma di notte?

Il monitoraggio ce lo segnala, di solito prima che ve ne accorgiate voi. Non esiste un’infrastruttura che non si ferma mai: esiste la differenza fra accorgersene subito e scoprirlo dal cliente che telefona.

Conta dove si trova chi tiene l’infrastruttura?

Quasi per niente: fra i nostri servizi è quello che meno dipende dalla distanza. La sede è a Chieri, alle porte di Torino, ed è comodo sapere che dietro l’infrastruttura c’è qualcuno di raggiungibile; ma quello che conta è chi risponde quando qualcosa si ferma.

Se non sapete dove sono i vostri backup, quando è stato aggiornato l’ultima volta il sito e chi risponde se si ferma, sono tre domande da chiarire prima che diventino urgenti. Le guardiamo insieme in videochiamata, o in sede se siete dalle parti di Chieri.

Servizi vicini: siti web e piattaforme, perché una piattaforma ben costruita è più semplice da tenere sicura. Fa parte del percorso Sede digitale. Chi ha fretta può telefonare: il numero è in contatti.

Trenta minuti, senza impegno, per rispondere a quelle tre domande e capire quanto siete esposti.