Questo servizio è per le aziende che hanno già deciso che cosa dire e non riescono a dirlo con regolarità. Toglie dal tavolo il compito che salta per primo quando la settimana si complica, perché pubblica, non progetta. Ogni mese restano un calendario concordato, i contenuti usciti davvero e un rendiconto di che cosa ha ottenuto reazione.

Lo facciamo da Chieri, alle porte di Torino, per imprese del territorio e per aziende che seguiamo interamente a distanza. Presuppone che la direzione ci sia: se i format da riempire non esistono, il lavoro comincia da social content e format.

La costanza è un problema di organizzazione

Quasi tutte le aziende hanno provato: un periodo di pubblicazioni regolari, poi una settimana intensa di lavoro vero, poi il vuoto. La causa non è la creatività: è che la pubblicazione è affidata a qualcuno che ha anche altro da fare, e non ha una scadenza che qualcuno reclami.

Il costo non è mancare qualche uscita. È che una pagina ferma comunica più di una pagina che non esiste: chi vi sta valutando trova l’ultimo contenuto di otto mesi fa e ne trae una conclusione sull’azienda che nessuno ha mai voluto dare. In alcuni settori quella conclusione è che avete chiuso.

C’è poi la pagina che riparte a strappi, due settimane fitte e poi di nuovo il silenzio: dice la stessa cosa, e la ripete ogni volta da capo.

Che cosa succede ogni settimana, in concreto

Il presidio è fatto di poche cose ripetute bene.

  • Un calendario editoriale concordato in anticipo, così sapete che cosa uscirà e intervenite prima, non dopo.
  • La preparazione di testi e immagini secondo i format già definiti: è il lavoro che occupa più tempo, ed è quello che i format rendono sostenibile.
  • La pubblicazione negli orari che hanno senso per il vostro pubblico, che raramente coincidono con l’orario di ufficio.
  • Un giro di revisione prima che qualcosa esca, perché su alcune cose la firma dev’essere vostra.
  • Il controllo che sia uscito davvero, con le immagini giuste e i collegamenti funzionanti: una verifica banale, che salta quasi sempre.

Ogni mese un rendiconto breve di che cosa è uscito e che cosa ha ottenuto reazione. Serve a decidere il mese dopo, non ad archiviare numeri.

Il presidio si misura sugli anni, non sui primi mesi

Su un servizio continuativo la prova non è un progetto riuscito: è la durata. Le nostre collaborazioni superano i cinque anni di media e alcune vanno avanti da dieci, cioè qualcuno ha deciso di rinnovare dieci volte. In portfolio la case history di KlabHouse è una di queste, con il giudizio del cliente firmato con nome e ruolo.

Se volete la versione senza filtri, chiediamo a uno dei clienti che seguiamo da più tempo di parlarne con voi. La domanda da fargli è quella che a noi non conviene: che cosa succede nei mesi in cui in azienda non capita niente da raccontare.

Il ritmo si decide una volta e non si rinegozia

Il ritmo si stabilisce all’inizio e poi non si discute ogni settimana: è quello che rende il servizio sostenibile per entrambe le parti. Il calendario si concorda in anticipo, così le vostre osservazioni arrivano prima della produzione.

Quello che serve da voi è poco ma indispensabile: le cose che accadono in azienda. Un lavoro finito, un macchinario nuovo, una persona che entra, una fiera. Sono i contenuti migliori e non li possiamo inventare: la parte più utile del servizio è il canale con cui quelle notizie ci arrivano senza che nessuno debba ricordarsene.

Il segnale che le cose funzionano non è il numero di seguaci: è che chi vi cerca trova un’azienda viva, con lo stesso tono a gennaio e a novembre.

A che cosa serve oggi una pagina social

Vale la pena dirlo chiaramente, perché cambia le aspettative. Per la maggior parte delle imprese le pagine social non sono più un canale di acquisizione: la portata gratuita si è ridotta molto e chi vi segue vede solo una parte di ciò che pubblicate. Chi promette contatti dalla sola pubblicazione organica vende un risultato che il mezzo non dà più.

Servono ad altro, e quest’altro conta. Servono da prova di esistenza e di attività: chi vi sta valutando, dopo il sito, guarda lì per capire se siete vivi e come vi comportate. Servono a farsi ricordare da chi vi conosce già, che è il pubblico che compra. E sostengono le campagne, perché una pagina curata alza la resa della pubblicità che ci passa sopra.

Con i feed che si riempiono di contenuti generati, la parte che si nota è quella riconoscibilmente vostra: le persone, i lavori veri, i luoghi.

Quando pubblicare non è il lavoro che manca

Serve quando il lavoro progettuale esiste ma si disperde: i format ci sono, le idee anche, e le uscite no. Serve quando le pagine sono ferme da mesi e nessuno ha il tempo di riprenderle. E serve durante una campagna, perché chi arriva sulle pagine trova un’azienda attiva oppure una vetrina spenta.

Non serve se quella direzione non c’è ancora: si parte da social content e format, che progetta le strutture, mentre qui le si fa vivere. È la differenza fra disegnare uno schema e tenerlo in piedi ogni settimana. E non serve se l’obiettivo dichiarato sono i contatti in tempi brevi: quelli si comprano con l’advertising.

Domande frequenti

Come si costruisce il prezzo di un servizio continuativo?

Su due variabili dichiarate, quante uscite al mese e quanti canali. La terza pesa più delle altre ed è quanto materiale arriva da voi: se fotografie e notizie ci sono il costo scende, se ogni contenuto va costruito da zero sale.

Se smettiamo, che cosa succede?

Le pagine restano vostre, gli accessi anche, e il calendario dei mesi già preparati pure. Non teniamo in ostaggio niente: sarebbe un modo pessimo di trattenere qualcuno, e tratterrebbe le persone sbagliate.

Dobbiamo darvi dei contenuti?

Ci servono le notizie, non i contenuti finiti. Bastano poche righe o qualche foto scattata con il telefono: è la parte che non possiamo fare al posto vostro, ed è quella che rende il servizio migliore.

Approvate voi o approviamo noi?

Il calendario si concorda in anticipo e c’è un giro di revisione prima delle uscite. Il livello di controllo si decide all’inizio: alcune aziende vogliono vedere tutto, altre solo i temi delicati.

Quanti seguaci faremo?

È la misura sbagliata, e ve lo diciamo prima invece che a consuntivo. Un profilo con pochi seguaci giusti vale più di uno con molti seguaci sbagliati, e i numeri gonfiati si comprano ma non comprano nulla.

La distanza cambia qualcosa sulla gestione?

No, la gestione si fa a distanza. Siamo a Chieri, in provincia di Torino, e con le aziende della zona c’è un vantaggio pratico in più: quando succede qualcosa che vale la pena mostrare, passiamo a fotografarlo noi.

La prima cosa da fare è guardare insieme le vostre pagine e dirvi con quale ritmo si può reggere davvero, senza promettere una frequenza che salterà a marzo. Con chi lavora vicino a Chieri ci si vede quando c’è qualcosa da riprendere; con gli altri il rapporto è fatto di videochiamate brevi e regolari. Se le strutture da riempire mancano si comincia da social content e format; le conversazioni si presidiano con il community management. Fa parte del percorso Presenza continuativa. Va bene anche una telefonata: il numero è in contatti.

Trenta minuti, senza costi, per fissare un ritmo sostenibile invece che soltanto desiderabile.