Serve agli imprenditori che hanno il sospetto che qualcosa nella loro comunicazione non funzioni, ma non sanno dove sia. Toglie il problema di intervenire alla cieca, cioè di rifare il sito o riaprire le campagne sperando di aver indovinato il punto debole.

Quello che vi resta è un documento breve: una valutazione per area, le priorità in ordine e la distinzione fra ciò che conviene sistemare subito e ciò che può aspettare. È scritto per essere usato da chiunque, anche da un fornitore che non siamo noi.

Non chiediamo accessi al sito, ad analytics o agli account pubblicitari, perché non servono: lo sguardo è volutamente esterno, ed è quello che decide se un cliente sceglie voi o un concorrente.

Nessuno vi dirà mai perché non vi ha scelto

Chi arriva sul sito, si fa un’idea in pochi secondi e se ne va non compila nessun modulo per spiegare che il messaggio non era chiaro o che non aveva capito che cosa vendete. Quelle occasioni non lasciano traccia, e quindi non entrano in nessuna riunione: si discute di quello che si vede, e la parte che pesa di più non si vede.

C’è anche una ragione strutturale per cui dall’interno non si nota: voi sapete già la risposta. Sapete che cosa fate, quanto siete bravi e perché quella pagina dice quello che dice. Un cliente nuovo non lo sa, e legge le stesse parole senza nessuna di quelle informazioni.

Cinque aree, guardate da persone e non da un programma

Il documento valuta cinque aree e le ordina per impatto.

  • Il primo impatto: la percezione istantanea di chi arriva. Aspetto, chiarezza, affidabilità, coerenza.
  • La trovabilità: quanto siete facili da trovare per chi vi cerca, e che cosa incontra chi cerca quello che vendete senza conoscervi.
  • La chiarezza del messaggio: si capisce che cosa offrite, a chi, e perché dovrebbero scegliere voi.
  • L’immagine complessiva: sito, profili e presenze guardati insieme, per vedere se raccontano la stessa azienda.
  • L’esperienza d’uso: velocità, facilità di navigazione, attriti. Non i dati tecnici, ma la sensazione di chi ci passa.

Non è un questionario automatico né un punteggio prodotto da un programma. L’analisi la fanno delle persone: siamo una dozzina, di cui cinque senior responsabili ciascuno di un’area, e ogni parte la guarda chi quel mestiere lo fa tutti i giorni. È il motivo per cui restituisce osservazioni e non parametri.

Il giudizio di chi lo ha già fatto, e come sentirlo direttamente

Nelle schede in portfolio a parlare è chi ha deciso la spesa, con nome e ruolo. Due partivano da una condizione vicina a questa: Tessitura Pertile e Scuola Nautica Loano, attività in cui il cliente decide quasi tutto online prima di parlare con qualcuno, e in cui la prima impressione pesa quanto l’offerta.

Un giudizio riportato da noi resta però un giudizio riportato da noi. Per questo vi proponiamo di sentire direttamente uno dei clienti che ha cominciato da un check-up, fra quelli che partivano da un dubbio simile al vostro: potete chiedergli se le cose scritte nel documento erano vere e che cosa è successo dopo. La telefonata la prepariamo noi, il contenuto non ci riguarda.

La vostra versione dei fatti arriva dopo l’analisi, non prima

Si comincia senza sapere nulla di voi oltre a quello che è pubblico, ed è la parte che va protetta: una volta che ci raccontate la vostra azienda, non possiamo più guardarla come farebbe un estraneo.

Nel mezzo si percorre la strada di un cliente vero: la ricerca, l’arrivo, la lettura, il confronto con due o tre alternative reali, il tentativo di capire come si fa a contattarvi. Ogni punto in cui ci si ferma o si esita viene annotato.

Il confronto finale è la parte più utile e spesso la più scomoda: è lì che si misura la distanza fra quello che credevate di comunicare e quello che arriva. Quella distanza è il vero risultato del check-up.

Il primo contatto, oggi, spesso non è il vostro sito

Una parte di chi vi sta valutando non arriva più sul sito come primo passo: chiede a un assistente conversazionale che cosa fa quell’azienda, se è affidabile, che alternative ci sono. La prima impressione la dà una risposta che avete scritto solo in parte.

Per questo guardiamo anche quello: che cosa dicono di voi questi sistemi. Capita spesso che raccontino un’azienda superata, che la confondano con un’omonima, che citino un servizio che non esiste più, o che alla domanda diretta non abbiano niente da dire. Sono cose che dall’interno non si scoprono, perché nessuno pensa a chiederlo.

La correzione non è un trucco tecnico: passa dall’essere descritti in modo chiaro e coerente ovunque compaia il nome dell’azienda. Il primo passo però è sapere che cosa viene detto, ed è una verifica che quasi nessuno ha fatto.

Quando il problema è già chiaro, questo non serve

Serve quando sospettate che qualcosa non funzioni ma non sapete che cosa, che è la condizione di chi ha investito in comunicazione senza vedere un ritorno. Serve prima di rifare il sito, perché evita di ricostruire con più cura gli stessi errori. E serve quando l’azienda è cambiata e nessuno ha più guardato da fuori come si presenta.

Non serve se il problema è già stato individuato con precisione: in quel caso si interviene e basta, e lo diciamo. E non serve se non c’è intenzione di intervenire, perché il documento da solo non vale niente: vale per quello che ci si fa.

Domande frequenti

Perché non chiedete gli accessi?

Perché in questa fase falserebbero lo sguardo. I dati interni dicono che cosa è successo, il check-up dice come vi si vede: sono due domande diverse, e mescolarle indebolisce entrambe. Ai dati si guarda dopo, se si decide di intervenire, con analytics e misurazione.

Quanto costa, e da che cosa dipende?

Dipende da quante presenze ci sono da guardare e da quanto è articolata l’offerta: un sito e due profili stanno molto sotto a un gruppo con più marchi e più mercati. Resta il servizio meno impegnativo che offriamo, per spesa e per tempo, ed è pensato così di proposito: deve essere un primo passo, non un progetto.

Quanto tempo chiede a noi?

Quasi nulla fino alla fine, ed è la ragione per cui funziona: l’analisi non vi coinvolge. Serve un’ora e mezza per la restituzione, meglio se ci sono l’imprenditore e chi vende.

Rischiamo di sentirci dire cose sgradevoli?

Sì, e sarebbe inutile altrimenti. Un’analisi che conferma tutto quello che pensavate non era un’analisi. Le diciamo con le ragioni e senza giri di parole, che è il modo di renderle utilizzabili.

Fa differenza se siamo lontani?

No, ed è forse l’analisi più indipendente dalla distanza fra quelle che facciamo, perché si guarda soltanto quello che è pubblico. Siamo a Chieri, in provincia di Torino, e la restituzione, quando si può fare seduti allo stesso tavolo, rende di più.

Ci serve solo sapere chi sono i vostri clienti e chi considerate concorrenti: da lì partiamo a guardare, il resto lo troviamo da soli. Con le aziende vicine a Chieri e a Torino la restituzione la facciamo in sede vostra, con le altre in videochiamata. Se il problema risulta il messaggio, il seguito naturale è il posizionamento; se è lo strumento, i siti web e piattaforme. Il percorso è Farsi scegliere. Anche scriverci va bene: gli indirizzi sono in contatti.

Venti minuti al telefono, a nostro carico, per capire se un check-up vi serve o se il punto debole lo conoscete già.