L’advertising è per le aziende che devono parlare con più persone di quante ne incontrino oggi e non possono aspettare i tempi della crescita organica. Compra attenzione adesso: su Google da chi vi sta già cercando, su Meta e LinkedIn da chi non vi cerca ma ha il profilo di chi potrebbe averne bisogno. Resta un tracciamento che dice quanto costa davvero una richiesta e oltre quale soglia smette di convenire.

Il raggio lo decidete voi: una campagna può fermarsi a Torino e alla sua città metropolitana o coprire tutta Italia, e da Chieri lavoriamo su entrambe le scale. È anche il canale in cui si spreca più facilmente: produce numeri dal primo giorno, e quei numeri non dicono quasi niente.

Le piattaforme spendono il budget comunque

Le piattaforme pubblicitarie sono progettate per spendere, e lo fanno sempre, anche quando non producono niente di utile. Un pannello pieno di clic, visualizzazioni e interazioni può convivere benissimo con un telefono che non suona, e la convivenza può durare mesi prima che qualcuno la noti.

Quasi tutti i numeri che mostrano bene sono numeri di attività e non di risultato: veri, aggiornati in tempo reale, e muti sulla sola domanda che conta.

Quella domanda non è «quante persone abbiamo raggiunto», ma «quanto ci è costata l’ultima richiesta vera, e stiamo pagando meno di quanto vale». Se la risposta non c’è, non state investendo: state comprando dati sul vostro stesso mercato al prezzo della pubblicità.

Prima delle campagne consegniamo il modo di giudicarle

Due cose vengono prima di qualunque annuncio: il tracciamento delle conversioni che contano davvero, cioè richieste e contatti qualificati e non clic, e una soglia concordata con voi, cioè quanto una richiesta può costare restando conveniente.

Poi il lavoro vero.

  • La struttura degli account sulle piattaforme che hanno senso per voi, raramente tutte e tre.
  • Le creatività, cioè testi, immagini e video per quel pubblico in quel momento, con le varianti da confrontare.
  • Le pagine di destinazione, perché una campagna che porta traffico su una pagina che non converte è un rubinetto aperto sul lavandino chiuso: se ne occupa landing page e conversioni.
  • Un rapporto periodico che dice quanto è entrato e quanto è uscito, non quante impressioni sono state servite.

Le prove le potete verificare da soli

In portfolio ogni scheda porta il parere di chi ha pagato il lavoro, firmato. Per la pubblicità le due più vicine sono Gioielleria Paschetta, dove il lavoro è nato come analisi, pianificazione e campagne su un e-commerce già avviato, e Flowercube, un prodotto da far conoscere a chi non lo stava cercando, in Italia e sui mercati esteri.

Se volete andare oltre una pagina scritta da noi, organizziamo una telefonata con un nostro cliente che partiva da un problema simile al vostro. Non promettiamo che dica bene di noi: promettiamo di mettervi in condizione di chiedergli quanto ha speso prima di capire che cosa funzionava.

Le prime settimane si compra informazione, non risultati

La fase di apprendimento è una spesa vera e va messa in preventivo. Dirlo all’inizio evita la conversazione peggiore, quella del secondo mese, quando qualcuno chiede perché non si è ancora rientrati.

Da lì si procede per ipotesi: si cambia una cosa per volta, si lascia il tempo perché i numeri significhino qualcosa, si tiene quello che regge. Le piattaforme puniscono chi cambia troppo spesso: ogni modifica sostanziale rimette in discussione quello che i loro sistemi avevano imparato.

A seguire le campagne è una persona che risponde di quell’area: siamo una dozzina, e cinque sono senior responsabili ciascuno di una specialità. Non è un dettaglio organizzativo, è la ragione per cui a fine mese sapete con chi parlare di che cosa.

Ora decide la macchina, e restano tre leve

Google e Meta hanno spostato quasi tutte le decisioni dentro i propri sistemi automatici. Con le campagne di ultima generazione, Performance Max da una parte e Advantage+ dall’altra, non si sceglie quasi più a chi mostrare l’annuncio, né dove: lo decidono loro, e in cambio chiedono un budget stabile e segnali affidabili su che cosa considerate un risultato.

Le leve che restano sono tre: la qualità dei dati di conversione che si passano alla piattaforma, la creatività, l’unica cosa che l’automazione non produce al posto vostro, e la disciplina nel non toccare ciò che sta imparando.

C’è un effetto collaterale da conoscere: questi sistemi tendono ad attribuirsi i risultati, e le conversioni che dichiarano, sommate, superano regolarmente quelle registrate in azienda. Non è un inganno, è il modo in cui contano, ed è la ragione per cui una misurazione indipendente non è un lusso: vedi analytics e misurazione.

Quando accendere una campagna è denaro buttato

Serve quando c’è qualcosa di pronto da vendere e un tempo da rispettare: un lancio, una stagione, una capacità produttiva da riempire. Su Google dove esiste già una ricerca, su Meta e LinkedIn quando il pubblico si può descrivere per ruolo o per interesse.

Non serve se non si sa ancora che cosa dire: pagare per diffondere un messaggio confuso lo rende soltanto più costoso, e prima conviene passare dal posizionamento. Non serve se ciò che riceve il traffico non è pronto a trasformarlo. E non serve se il budget non permette neppure la fase di apprendimento: sotto una certa soglia non si compra una campagna, si comprano dati insufficienti per decidere.

Domande frequenti

Quanto budget serve per cominciare?

La soglia non è una cifra assoluta, è una relazione: il budget mensile deve permettere abbastanza conversioni da rendere leggibili i numeri. Dipende da quanto costa un contatto da voi, e lo calcoliamo prima di aprire un account.

Da che cosa dipende quello che paghiamo a voi?

Dalla gestione, che è separata dal budget pubblicitario: pesano quante piattaforme sono in gioco, quante creatività servono e il ritmo di lettura concordato. Un impegno oltre il primo ciclo di apprendimento non lo chiediamo.

Meglio Google o Meta?

Rispondono a momenti diversi. Google intercetta chi sta già cercando: costa di più, ma il contatto è più maturo. Meta e LinkedIn raggiungono chi non vi cerca: costano meno e chiedono più lavoro.

Possiamo gestirle internamente?

Sì, e a volte è la scelta giusta. Serve però qualcuno che ci metta le mani con continuità: l’automazione premia la costanza e punisce le campagne ferme. Se avete la persona ma non il metodo, si lavora in affiancamento: vedi supporto al team interno.

Che cosa succede se smettiamo?

Si ferma tutto il giorno stesso. È la caratteristica del canale, ed è la ragione per cui affiancarlo a una costruzione organica non è un lusso ma sicurezza: vedi SEO e contenuti per la ricerca.

Seguite anche aziende fuori dal Piemonte?

Sì. Le campagne si gestiscono e si leggono a distanza, e i confronti periodici funzionano in videochiamata. Siamo a Chieri, a venti minuti da Torino: con le aziende del territorio ci si vede quando serve, all’inizio e quando si cambia direzione.

La prima mossa è guardare i numeri insieme: che cosa è tracciato, quanto costa una richiesta oggi, e che cosa aspettarsi con il budget che avete in mente. Da Chieri seguiamo campagne di aziende del torinese e di aziende dall’altra parte del Paese: la differenza si sente sul costo per contatto, non sul modo di lavorare.

Servizi vicini: landing page e conversioni per la pagina che riceve il traffico, SEO per non dipendere solo dal budget. Fa parte del percorso Generare richieste. Chi vuole scrivere prima di prenotare trova gli indirizzi in contatti.

Trenta minuti, gratuiti, per stabilire se il vostro mercato regge una campagna e con quale soglia di spesa.