Questo servizio è per le aziende che ricevono richieste soltanto finché pagano per riceverle. Toglie quella dipendenza: vi rende trovabili da chi sta già cercando ciò che vendete, senza pagare ogni clic. Restano pagine che portano contatti anche nei mesi in cui non si investe in pubblicità, e la mappa delle ricerche che contano.

Lavoriamo da Chieri, alle porte di Torino, con aziende del territorio e con aziende che vendono in tutta Italia: cambiano le ricerche da presidiare, non il metodo. La SEO viene dopo il posizionamento: prima si decide che cosa dire, poi si fa in modo che quelle parole incontrino le domande che le persone digitano.

La differenza fra un canale e un affitto

Un’azienda che riceve richieste solo finché le campagne sono accese non ha un canale: ha un affitto. Il giorno in cui il budget si ferma si ferma anche il telefono, e di quanto è stato pagato negli anni non resta niente.

Il primo sintomo è il costo per contatto che sale di anno in anno: lo spazio pubblicitario è un’asta, e le aste si scaldano.

Il secondo si nota molto più tardi ed è il più caro. L’azienda è invisibile mentre il cliente si sta informando, settimane o mesi prima che sia pronto a comprare. Quando quella persona arriva sul mercato ha già in testa due o tre nomi, e non sono i vostri: non si compete più sul prodotto, si cerca di far cambiare idea a chi ha già deciso.

Che cosa vi resta in mano, anche se cambiate fornitore

Nella prima fase consegniamo tre cose.

  • Un audit tecnico e semantico, che dice che cosa impedisce oggi alle vostre pagine di essere lette, capite e proposte.
  • Una mappa delle ricerche che contano, divise per intenzione: chi si informa, chi confronta alternative, chi è pronto a chiamare. Tre pubblici diversi, tre pagine diverse.
  • Un piano editoriale che assegna ogni ricerca a una pagina precisa, esistente o da creare, con un ordine di priorità motivato.

Poi la revisione delle pagine esistenti, le pagine nuove dove manca una risposta, con il copywriting dove la voce dev’essere più curata, gli interventi tecnici dalla velocità ai dati strutturati, e un rapporto che dice senza gergo quali ricerche vi portano persone e quali no. Resta tutto vostro, anche il giorno in cui decideste di farvi seguire da qualcun altro.

Della SEO si vede solo quello che resta dopo un anno

Le case history in portfolio riportano il giudizio dei clienti con nome e ruolo. Per la ricerca organica le due più vicine sono LB Advisory, un hub di consulenza direzionale che vive di contenuti aggiornati, e Ars NOVA Shop, un e-commerce multilingua attivo su più mercati: due modi opposti di doversi far trovare.

Se leggere non basta, vi mettiamo in contatto con un nostro cliente che partiva dallo stesso punto. La telefonata la organizziamo noi e non ci siamo dentro: potrete chiedere quanto ci è voluto davvero e che cosa non ha funzionato, cioè quello che a noi non converrebbe raccontare.

Si lavora per cicli, e si giudica su trimestri

Il primo ciclo è di analisi, e mette d’accordo due cose che spesso non si parlano: quello che l’azienda vuole vendere e quello che le persone cercano. Dove non coincidono si decide quale delle due cede. È una decisione vostra, ma va presa invece che subita.

Dai cicli successivi si alternano intervento e misura: si lavora su un gruppo di pagine, si lascia ai motori il tempo di rivalutarle, che sono settimane e non giorni, e si guarda che cosa è cambiato prima di scegliere il gruppo dopo. Per questo diciamo in anticipo quando aspettarsi i primi segnali, e non li promettiamo prima.

È anche il motivo per cui qui le collaborazioni durano: in media oltre cinque anni, alcune da dieci. Su questo mestiere chi cambia fornitore ogni stagione ricomincia ogni stagione.

Farsi trovare non vuol più dire soltanto comparire su Google

Oggi una parte importante delle ricerche finisce senza che nessuno apra un sito: la risposta viene composta nella pagina dei risultati, con le sintesi generate dall’intelligenza artificiale, oppure dentro un assistente come ChatGPT, Perplexity o Gemini, che molti usano ormai al posto del motore.

Questo sposta il bersaglio. Non basta più essere in classifica: bisogna essere la fonte che quei sistemi citano. E le fonti citate si somigliano: dicono le cose in modo diretto e verificabile, rispondono a una domanda per volta, sono aggiornate, dichiarano chi le ha scritte.

Sotto la notizia cattiva ce n’è una buona. Chi arriva dopo una risposta generata è più avanti nella decisione: ha già capito il problema, sta scegliendo a chi affidarlo. Le visite calano, la qualità di quelle che restano sale. Per questo progettiamo meno pagine per intercettare volume e più pagine per essere citati come risposta.

Tre casi in cui la SEO non è la prima cosa da fare

La SEO serve quando una domanda esiste già: quando le persone cercano ciò che vendete, anche descrivendolo a parole loro e non con il nome che gli date voi. Vale soprattutto per chi ha un sito che funziona ma che nessuno trova.

Non è la prima cosa da fare in tre casi. Se il prodotto è così nuovo che nessuno lo cerca: una domanda che non esiste non si intercetta, si crea, e si fa altrove. Se servono richieste entro il mese: lì si parte dall’advertising. E se il sito ha un problema a monte: portare visite su una pagina che non convince aumenta soltanto il numero di persone deluse.

Domande frequenti

In quanto tempo si vedono i risultati?

Dipende da quanto è competitiva la ricerca e da com’è messo il sito, due cose che si misurano all’inizio. Su ricerche locali o di nicchia i primi movimenti arrivano in pochi mesi, su temi affollati serve più tempo. Chi promette una data prima di aver guardato non ha guardato.

Da che cosa dipende il costo?

Da quante pagine vanno riviste o scritte, da quanto è compromessa la parte tecnica, e dal fatto che vogliate un intervento circoscritto o un presidio continuativo. Il lavoro si può fermare a fine ciclo: vincoli pluriennali non ne chiediamo.

Dobbiamo rifare il sito?

Quasi mai. Di solito si lavora su quello che c’è: struttura, testi, collegamenti interni, velocità. Rifarlo conviene solo quando la piattaforma impedisce interventi elementari: se ne parla in siti web e piattaforme.

Che cosa succede se smettiamo?

Le pagine restano vostre e continuano a funzionare, ma smettono di migliorare e col tempo vengono superate. È la differenza con la pubblicità: lì l’interruzione azzera tutto il giorno stesso, qui erode lentamente un patrimonio che rimane.

Lavorate solo con aziende di Torino e provincia?

No. Siamo a Chieri e con chi è vicino capita di vedersi, ma la SEO si fa sui dati e sulle pagine. La geografia conta semmai dentro il lavoro: se vendete in una zona precisa, le ricerche da presidiare sono altre.

Il passo successivo è una lettura del vostro caso: guardiamo il sito, le ricerche del vostro settore e che cosa fanno i concorrenti, e diciamo se conviene partire da qui o altrove. Se siete fra Chieri e Torino ci si può vedere, altrimenti si fa in videochiamata.

Servizi vicini: landing page e conversioni per trasformare le visite in richieste, analytics e misurazione per sapere che cosa funziona. Fa parte del percorso Generare richieste. Se preferite il telefono a un calendario, i recapiti sono in contatti.

Una prima conversazione di mezz’ora, senza costo, per capire se sulle vostre ricerche c’è spazio.