Presenza continuativa
Quasi tutte le aziende hanno provato a comunicare con costanza. Poche ci riescono. Arriva un periodo di lavoro vero, si smette di pubblicare, passano quattro mesi, e quando si riprende si riparte da capo: temi nuovi, tono nuovo, un entusiasmo che durerà altri due mesi.
Il costo non si legge in bilancio, ma c’è: ogni ripartenza consuma il lavoro fatto prima, perché la riconoscibilità si accumula soltanto se non si interrompe.
Presenza continuativa tiene i canali attivi e coerenti senza che dipenda dalla vostra disponibilità di quella settimana. È l’unico dei sei percorsi pensato per durare invece che per finire.
Si pubblica a ondate, poi ci si ferma per mesi
- Pubblichiamo a ondate, poi ci fermiamo per mesi.
- Ogni volta che riprendiamo, ricominciamo a discutere che cosa dire.
- Chi pubblica in azienda ha già un altro lavoro da fare.
- I contenuti li facciamo, ma non sembrano parlare la stessa lingua.
- Rispondiamo ai commenti quando ce ne accorgiamo.
La causa non è la mancanza di idee. È che ogni pubblicazione viene trattata come un progetto a sé, e il compito è affidato a qualcuno che ha anche altro da fare e nessuna scadenza che qualcuno reclami.
Otto servizi, e i primi due sono l'ossatura
- Social content e format: progettiamo le strutture che si ripetono, non i singoli post. Si progetta la ricorrenza e non l’ispirazione, ed è quello che toglie la pagina bianca del lunedì.
- Gestione pagine social: la messa a terra quotidiana. Pubblica e non progetta, secondo un calendario concordato in anticipo, e ogni mese rendiconta che cosa è uscito davvero.
- Community management: chi risponde, a che cosa ed entro quanto, deciso prima e non nel momento peggiore. Riporta anche quello che emerge dalle conversazioni: domande ricorrenti, resistenze, segnali di interesse.
- Copywriting: i testi, con la coerenza che serve per non sembrare scritti da tre persone diverse.
- Video e fotografia aziendale: il rifornimento visivo, senza cui dopo due mesi si finisce a usare immagini d’archivio.
- Design e materiali: i supporti che servono lungo l’anno, dalle presentazioni ai materiali per gli eventi.
- Advertising: quando un contenuto merita più pubblico di quello che l’organico gli darà.
- Analytics e misurazione: per sapere che cosa ha funzionato, e smettere di fare il resto.
Non servono tutti insieme. Si scelgono in base a che cosa manca davvero.
Il calendario viene dopo, non prima
- 1. Definire i format. Quali tipologie di contenuto, con quale ricorrenza, e chi fa che cosa fra noi e voi. tre o quattro settimane
- 2. Primo ciclo. Produzione e pubblicazione, con voi che controllate prima dell’uscita. dalle quattro alle sei settimane
- 3. Regime. La macchina gira, il presidio è nostro. mensile
- 4. Verifica. Che cosa ha funzionato, che cosa si smette di fare, che cosa si cambia. ogni tre mesi
È l’unico percorso senza una data di fine: si valuta ogni trimestre e si rinnova, oppure no.
Che cosa resta anche se il rapporto finisce
- I format definiti e documentati, riutilizzabili anche senza di noi.
- Il piano editoriale, mantenuto aggiornato.
- Le pubblicazioni sui canali concordati.
- La gestione di commenti e messaggi, con le regole scritte di chi risponde ed entro quanto.
- I contenuti visivi prodotti nel periodo, con i file originali.
- Un rendiconto trimestrale su che cosa ha funzionato e che cosa proponiamo di cambiare.
I format sono la parte che vale di più: sono schemi che qualcuno in azienda può riempire da solo il giorno in cui decidete di fare da soli.
Cinque collaborazioni che non si sono interrotte
L’archivio di Presenza continuativa raccoglie cinque case history, ed è il più corto dopo quello di Governance per una ragione precisa: la continuità si dimostra durando, non aprendo progetti. La più vicina è LB Advisory, dove il sito è diventato un archivio che si aggiorna invece di un opuscolo fermo.
A tenere la cadenza è una squadra di una dozzina di persone, di cui cinque senior responsabili ciascuno di un’area. È il motivo per cui il presidio non si ferma quando si ferma una persona, che è esattamente il difetto da cui si parte.
Il primo impegno è tarato su un trimestre
Un mese di prova non serve a nessuno: la continuità si misura su un trimestre, e su un trimestre è tarato il primo impegno. Prima di firmare guardiamo che cosa avete pubblicato negli ultimi dodici mesi, che è il modo più rapido di capire quale cadenza è sostenibile davvero.
Se servono richieste entro il trimestre, questo non è il percorso
Se i messaggi non sono ancora definiti, pubblicare con costanza moltiplica l’ambiguità: si parte da Farsi scegliere.
Se l’obiettivo è avere richieste entro il trimestre, serve Generare richieste.
La continuità costruisce riconoscibilità, e la riconoscibilità ha tempi lunghi. Prometterla in tre mesi sarebbe comodo e falso.
Ragioniamo su un orizzonte di dodici mesi
La domanda da cui si parte è quante uscite al mese l’azienda regge davvero, comprese le vostre approvazioni: quasi sempre il numero è più basso di quello immaginato, ed è una buona notizia. Se preferite un primo scambio scritto, l’indirizzo è in contatti.
Trenta minuti, gratuiti, per capire quale cadenza regge dodici mesi e non tre.
